Sono diverse le condizioni dell’organismo in grado di interferire con l’assorbimento dei farmaci e quindi con la loro efficacia terapeutica. Tra le patologie è già stato evidenziato in questo senso il ruolo della celiachia e dell’intolleranza al lattosio, in particolare per quanto riguarda il loro effetto sulla terapia dell’ipotiroidismo.
Nel corso di un recente convegno svoltosi a Torino, dal titolo “Novità, dubbi e certezze in tema di terapia con L-tiroxina”, gli esperti hanno però posto l’attenzione anche su un’altra diffusa problematica, ovvero l’infezione da Helicobacter pylori, sottolineandone le conseguenze negative per i pazienti ipotiroidei.
Questo batterio, alterando la secrezione acida dello stomaco, è responsabile di gastrite e ulcera gastrica in 25 milioni di italiani ma, come spiegato dal Professore Dino Vaira (ascolta l’intervista), Ordinario di Medicina Interna presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna, influisce anche sul trattamento con levotiroxina.
L’ormone sintetico della tiroide nelle vecchie formulazioni in compresse risente infatti in modo rilevante dell’acidità gastrica: in caso quest’ultima venga alterata dall’assunzione di farmaci per il trattamento di Helicobacter e gastrite, si rischia perciò di pregiudicare i risultati della terapia ormonale sostitutiva.

Il Professor Vaira ha specificato che i pazienti con ipotiroidismo e Helicobacter pylori che assumono farmaci inibitori della pompa protonica o comuni antiacidi, dopo 2-6 mesi di terapia, mostrano una non perfetta compensazione tiroidea.
Questa problematica va dunque senza dubbio inserita tra le ragioni che portano insoddisfazione per il risultato terapeutico in un numero elevato di pazienti sottoposti a trattamento con levotiroxina, ma fortunatamente vengono oggi in aiuto di queste situazioni i notevoli progressi raggiunti in ambito farmacologico.
 

L’AIUTO DELLE NUOVE FORMULAZIONI DI LEVOTIROXINA
Il Professore Ezio Ghigo, Direttore della Divisione Universitaria di Endocrinologia, Diabetologia e Metabolismo, Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, ha sottolineato infatti che le nuove soluzioni terapeutiche, come ad esempio l’impiego dell’ormone tiroideo in soluzione liquida o in capsule molli, possono garantire un migliore assorbimento del principio attivo e una migliore aderenza alla terapia, grazie anche alla facilità di assunzione.

È in ogni caso fondamentale per la migliore efficacia terapeutica e il conseguente benessere dei pazienti ipotiroidei, che questi si sottopongano a uno screening per identificare l’eventuale presenza di un’infezione da Helicobacter pylori. In caso di presenza del batterio, questo potrà poi essere eradicato, con percentuali di successo elevatissime, per mezzo di una semplice terapia antibiotica di 10 giorni.
In termini più generali di prevenzione delle patologie tiroidee, il Prof. Ghigo ha ricordato che effettuare per tempo un controllo della funzionalità della tiroide permette la diagnosi precoce delle diffuse forme subcliniche di ipotiroidismo, prive di sintomi ma probabilmente già in grado di determinare disturbi e alterazioni funzionali.
Anche in tutti questi casi il ricorso tempestivo alla terapia ormonale sostitutiva con le nuove formulazioni di levotiroxina consente di salvaguardare, insieme alla salute della tiroide, anche la qualità della vita del paziente.