L’importanza di un adeguato apporto di iodio per una buona funzionalità della tiroide, soprattutto durante la gravidanza, è noto da tempo: il suo fabbisogno giornaliero cresce nelle donne incinte fino a 250 microgrammi, rendendo necessaria una corretta iodioprofilassi.

Lo iodio risulta fondamentale nel processo di sintesi degli ormoni tiroidei ma, non essendo il feto in grado di produrli autonomamente, la tiroide della futura mamma è sottoposta a un “superlavoro” che richiede appunto un aumento dell’apporto di questo oligoelemento; uno studio del 2013 pubblicato sulla rivista “The Lancet” ha in proposito dimostrato che lo iodio è un elemento fondamentale nella crescita corretta del sistema nervoso del bambino.
I risultati di questa ricerca, recentemente ripresi a Palermo nel corso del 70° Congresso Nazionale di Pediatria, mostrano l’importanza di un’adeguata iodioprofilassi durante la gestazione ed enfatizzano il rischio che eventuali deficienze iodiche possano compromettere lo sviluppo del feto, persino in Paesi classificati a carenza media.

I figli delle 1.040 madri inserite nello studio che nel primo trimestre di gravidanza presentavano basse concentrazioni di iodio, a 8 anni sono risultati infatti avere quozienti intellettivi inferiori e minore attitudine alla lettura, rispetto ai bambini nati da donne con livelli di iodio normali.

Nonostante queste evidenze sulla necessità – soprattutto durante la gravidanza – di assumere adeguate quantità di iodio, in Italia il problema della carenza iodica nell’alimentazione viene affrontato in modo superficiale: gli Specialisti riuniti al Congresso siciliano hanno infatti voluto evidenziare che, secondo una recente indagine dell’Istituto Superiore di Sanità, i Medici di Famiglia tendono a sottovalutare la questione. In pochi conoscono l’esistenza di una legge sulla iodioprofilassi e solo il 23% per cento consiglia ai pazienti – comprese le donne incinte – il sale iodato al posto del sale comune, nonostante la raccomandazione specifica del Ministero della Salute.

IL COMMENTO DELLO SPECIALISTA
Riguardo al recente studio sull’importanza di un’adeguata iodioprofilassi per una corretta funzionalità tiroidea, soprattutto nelle donne in gravidanza per la salute del feto, abbiamo interpellato Laura Fugazzola, Professore Associato di Endocrinologia presso il Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell’Università degli Studi di Milano, chiedendole un commento scientifico e qualche consiglio mirato.
Questo studio non è altro che un’ulteriore conferma di quanto il mondo scientifico già conosce da tempo, ovvero che lo iodio è fondamentale per la tiroide, perché gli ormoni tiroidei vengono sintetizzati proprio a partire da questa sostanza; in particolare la tiroxina (T4) e la triiodotironina (T3) contengono rispettivamente 4 e 3 atomi di iodio, pertanto una eventuale carenza iodica renderebbe insufficiente la loro produzione.

Fino al terzo-quarto mese il feto non ha una tiroide funzionante, perciò la madre deve provvedere anche all’ormone tiroideo del nascituro e, soprattutto nei primi due semestri di gravidanza, è fondamentale che incrementi l’apporto iodico (anche fino a 250 microgrammi al giorno, contro i 150 necessari solitamente), così che il suo organismo, avendo a disposizione una maggior quantità di iodio, possa produrre ormone tiroideo sufficiente per sé e per il feto.

Lo iodio è comunque importante in tutte le fasi della vita, perché nei casi in cui si verifica una carenza iodica anche lieve, la tiroide viene sovra-stimolata per riuscire a mantenere una produzione adeguata di ormoni, e come conseguenza si può andare incontro alla formazione di noduli e del cosiddetto gozzo.

L’Italia è ancora oggi un Paese a moderata carenza iodica: con l’assunzione di sale iodato la popolazione riesce appena ad arrivare ad un apporto corretto, perciò va da sé che in alcune fasi cruciali, quando il fabbisogno cresce diventa indispensabile fornire all’organismo una supplementazione.

Per quanto riguarda il sale iodato, la cui vendita è obbligatoria per legge, dobbiamo dire che bisogna consumarlo “crudo”: scioglierlo ad esempio nell’acqua di cottura della pasta lo renderebbe inutile, in quanto lo iodio è una sostanza molto volatile, quindi il consiglio è di utilizzare sale fino iodato per condire pietanze a freddo. Sulle quantità, è stato calcolato che un uso “normale” di sale, in base alla dieta mediterranea, è sufficiente a garantire il corretto apporto iodico.

In vista delle vacanze, bisogna sfatare il falso mito che un soggiorno in una località marina possa essere utile per chi necessita di supplementazione iodica. Lo iodio contenuto nell’acqua passa interamente all’aria, ma il nostro organismo non è in grado di assimilarlo attraverso le vie respiratorie, bensì soltanto tramite l’apparato gastro-intestinale: l’unica via efficace è dunque quella alimentare.

Oltre al sale iodato sono utili anche gli integratori a base di iodio, perché un’eventuale abbondanza di iodio nell’organismo non rappresenta assolutamente un problema: questa sostanza ha infatti la capacità di venire “immagazzinata” nel tessuto adiposo quando è in eccesso, e poi rilasciata.