È dimostrato che il feto, durante i primi mesi di gravidanza, dipende esclusivamente dagli ormoni tiroidei materni, non avendo ancora sviluppato una tiroide funzionante. Una eventuale alterazione della funzione tiroidea può determinare problemi al nascituro e anche contribuire ad una riduzione della fertilità femminile.
Per approfondire la questione abbiamo incontrato Laura Fugazzola, Professore Associato di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Milano.

Il controllo dei valori di TSH va considerato un esame “di prassi” per le donne in cerca di una gravidanza?

Nonostante non sia a tutt’oggi indicato lo screening universale della funzione tiroidea pre-concezionale, è raccomandato valutare i livelli di TSH nelle prime settimane di gravidanza nelle donne considerate a rischio (età superiore a 30 anni, storia di patologia tiroidea, patologie autoimmuni concomitanti, obesità grave, presenza di gozzo).
In considerazione dell’aumento dell’età della donna al momento della ricerca di gravidanza, la valutazione della funzionalità tiroidea assume particolare importanza.

Durante la gravidanza i valori di TSH ottimali dovrebbero essere < 2.5 mU/l nel primo trimestre e < 3 mU/l nel secondo e terzo trimestre. Valori di TSH superiori sono stati infatti associati ad un maggior rischio di parto pre-termine, ad un basso peso alla nascita ad una maggiore frequenza di aborto, come segnalato dalle più recenti linee guida.
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Va inoltre ricordato che valori di TSH> 2.5 mU/l, rilevabili in una percentuale variabile dall’1 al 7% delle donne in età riproduttiva, possono contribuire ad una ridotta fertilità. Per maggior chiarezza dobbiamo dire che questa variabile, da sola, non è probabilmente in grado di causare infertilità femminile ma, essendo quest’ultima un problema multifattoriale, può avere un peso rilevante. È pertanto assolutamente raccomandata la valutazione della funzione tiroidea in preparazione alle tecniche di procreazione medico assistita, procedure sempre più frequenti se consideriamo che l’infertilità colpisce fino al 20% delle coppie.
Si tratta di un controllo di rapida esecuzione e anche un eventuale squilibrio è facile da correggere in modo semplice e sicuro, somministrando levotiroxina per fornire un aiuto alla tiroide. Questo farmaco non ha effetti collaterali né controindicazioni, se assunto al giusto dosaggio, anche perché è assolutamente analogo all’ormone prodotto naturalmente dal nostro organismo.

Esistono altre situazioni “a rischio” che potrebbero essere evidenziate con controlli preventivi?

“Sì. Una situazione differente che sarebbe importante identificare prima del concepimento, è quella costituita dalla presenza di autoanticorpi anti-tiroide (anti-tireoglobulina e anti-tireoperossidasi). È stato riportato infatti che la loro positività, anche in presenza di valori di TSH assolutamente normali, potrebbe interferire con la fertilità, riducendola. Alcuni studi evidenziano che la fertilità risulta significativamente migliorata dalla somministrazione di levotiroxina, anche a basso-bassissimo dosaggio e alcuni specialisti consigliano infatti di adottare tale terapia. Una volta portata a termine la gravidanza, questi pazienti potranno sospendere il trattamento, che si può considerare in altre parole soltanto ‘finalizzato’ al concepimento e alla tutela della salute del bambino. Tuttavia, va anche ricordato che dopo la gravidanza, in presenza di autoanticorpi, la funzionalità tiroidea va controllata ogni 6-12 mesi.

Il trattamento deve dunque proseguire per tutto il corso della gravidanza?

“Certo. Durante la gestazione, nei casi necessari, va proseguita l’assunzione di levotiroxina: la donna deve fare un controllo mensile e il dosaggio va di norma aumentato progressivamente in parallelo alle aumentate richieste dovute al progredire della gravidanza e anche all’aumento ponderale ad essa correlato. Il monitoraggio e la terapia sostitutiva con levotiroxina vanno in definitiva considerati come elementi utili per garantire l’instaurarsi della gravidanza, ma anche per il suo regolare completamento in donne con valori di TSH elevati”.

Cosa ci può dire dell’impiego in gravidanza delle nuove formulazioni di levotiroxina in soluzione orale?

“Naturalmente la levotiroxina deve essere dosata nel modo corretto. Le nuove formulazioni in soluzione orale – che migliorano sensibilmente la fase di assorbimento – possono perciò svolgere un ruolo di grande utilità per le donne gravide, soprattutto in presenza delle nausee tipiche dei primi mesi, che potrebbero pregiudicare il regolare assorbimento mattutino della terapia. Le nuove formulazioni in soluzione orale sono raccomandate anche in considerazione delle variazioni alimentari che possono interferire con l’assorbimento delle tradizionali formulazioni in compresse di levotiroxina, quali una dieta ricca di fibre solitamente consigliata alle future mamme”.

Voci bibliografiche Stagnaro-Green A, et al. “Guidelines of the American Thyroid Association for the diagnosis and management of thyroid disease during pregnancy and postpartum-The American Thyroid Association Taskforce on thyroid disease during pregnancy and postpartum”. Thyroid 2011
Chung-Hoon K et al. “Effect of levothyroxine treatment on in vitro fertilization and pregnancy outcomer in infertile women with subclinical hypothyroidism undergoing in vitro fertilization/intracytoplasmic sperm injection”. Fertility and Sterility 2011
Scoccia B et al. “In vitro fertilization pregnacy rates in levothyroxine treated women with hypothyroidism compared to women without thyroid dysfunction disorders”. Thyroid 2012
 

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Cerchi una gravidanza? Attenzione alla salute della tiroide
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Cerchi un bimbo? Le malattie della tiroide possono avere un forte impatto sulla salute della donna, su un'eventuale gravidanza e sul benessere del feto.
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