La tiroide è un organo fondamentale sia per la fertilità femminile sia per la crescita del feto durante la gravidanza. Ecco perché è necessario che tutte le donne in età fertile eseguano esami periodici alla tiroide. Diagnosi precoce e trattamento tempestivo sono infatti essenziali per raggiungere e completare una gravidanza e quindi scongiurare conseguenze negative, durante e dopo i mesi di gestazione, per la mamma e il nascituro. 
Perché gli ormoni tiroidei sono importanti per la fertilità
Sempre più studi indicano la stretta correlazione tra fertilità femminile e funzione tiroidea. (Ascolta l’intervista con la Dott.ssa Guia Vannuncchi – Fondazione IRCCS Ca’ Granda Milano). Il ruolo della funzionalità tiroidea infatti riguarda sia la correttezza dei cicli mestruali, sia la follicologenesi, quindi la qualità dell’ovocita, il concepimento, l’impianto dell’embrione, eventuali aborti spontanei e patologie del feto.
È stato inoltre osservato che i disturbi della tiroide sono sempre più spesso associati alla sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), una patologia endocrina che può dare anch’essa infertilità. Questo perché la carenza di ormoni della tiroide influenza anche l’attività dell’ovaio e una loro carenza può essere accompagnata da una condizione molto simile alla sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), portando così a sterilità.
La funzionalità della tiroide è pertanto essenziale sia nella prospettiva di un concepimento naturale sia in preparazione alle tecniche di PMA (procreazione medicalmente assistita) per aumentarne le probabilità di successo.

Controlli alla tiroide per preservare la fertilità e per una gravidanza sicura
I controlli della tiroide nelle donne in età fertile sono essenziali nel periodo pre-concezionale, ossia prima di cercare una gravidanza, soprattutto se:

  • altri familiari hanno problemi alla tiroide (familiarità)
  • si vive in territori con scarso apporto di iodio (iodiocarenza)
  • si ha un’età superiore ai 30 anni (età)
  • si ha una familiarità per diabete mellito di tipo I e patologie autoimmuni (spesso associati a problemi della tiroide).
  • Viene seguita una dieta a basso apporto di iodio
Tali controlli vanno effettuati prima del concepimento e durante la gravidanza; vanno poi proseguiti nel periodo successivo al parto, in quanto potrebbe insorgere una cosiddetta tiroidite post partum fino ad un anno dal parto. Questa condizione clinica è di origine autoimmune, cioè causata dall’aumento anomalo di anticorpi che attaccano la tiroide e ne compromettono la funzione.

gravidanza ipotiroidismo congenito diagnosi e terapieFunzionalità tiroidea della gestante e sviluppo del feto
Gli ormoni tiroidei materni sono fondamentali per la salute del bambino in quanto influenzano il corretto sviluppo cerebrale dell’embrione, soprattutto nella prima e nell’ultima fase della gravidanza. La carenza di tali ormoni, che causa nella madre l’ipotiroidismo, può determinare danni irreversibili allo sviluppo neurologico e cognitivo del bambino, dando luogo nel nascituro all’ipotiroidismo congenito e portando all’insorgenza del cosiddetto cretinismo. Altre conseguenze gravi dell’ipotiroidismo per la donna in gravidanza e per il bambino sono ipertensione gravidica, distacco placentare, basso peso alla nascita, morte intrauterina del feto, malformazioni congenite, emorragia post-partum.
Nei primi tre mesi della gravidanza l’embrione non produce ancora ormoni tiroidei, quindi la tiroide della mamma deve aumentare la produzione di ormoni (la tiroxina-T4 e la triiodotironina-T3,) del 50%. In tale periodo aumenta anche la richiesta di iodio da parte dell’organismo in quanto è un elemento essenziale per la sintesi degli ormoni tiroidei.

È importante quindi avere già all’inizio della gravidanza una buona riserva di iodio, per questo è consigliabile che la futura mamma a rischio di carenza iodica faccia nei tre mesi precedenti il concepimento una cura a base di integratori di iodio, oltre che durante la gestazione.
Un altro oligoelemento molto utile per la tiroide, e quindi in gravidanza, è il selenio, in quanto è un componente essenziale degli enzimi che permettono alla tiroide di sintetizzare triiodotironina-T3.

Quali sono i principali disturbi che si possono riscontrare alla tiroide?
Tra i principali disturbi della tiroide, l’ipotiroidismo è il più diffuso. Colpisce il 5% della popolazione e interessa le donne in misura 10 volte superiore agli uomini. Esso consiste in uno scarso funzionamento della tiroide che non produce abbastanza ormoni tiroidei (tiroxina-T4 e triiodotironina-T3).

Sintomi dell’ipotiroidismo in gravidanza
I sintomi tipici dell’ipotiroidismo sono:
  • astenia, ossia senso di fatica e spossatezza eccessivi
  • difficoltà di concentrazione
  • intolleranza al freddo
  • parestesia, il cosiddetto formicolio
  • perdita di capelli
  • mixedema gonfiore sottocutaneo, specie delle labbra
  • macroglossia, eccessiva crescita della lingua
  • voce rauca
  • riflessi osteotendinei ritardati.
Guarda l’infografica sui sintomi dell’ipotiroidismo
Tali sintomi sono sovrapponibili a quelli più comuni in gravidanza ma la loro intensità è utile per sospettare un problema della tiroide.

Diagnosi dell’ipotiroidismo in gravidanza
Gli esami di laboratorio utili per la conferma di diagnosi di ipotiroidismo sono: il dosaggio degli ormoni tiroidei circolanti (triiodotironina-T3, tiroxina-T4, TSH dall’acronimo in inglese Thyroid-Stimulating Hormone) e degli anticorpi contro la tiroide (Tg-Ab e TPO-Ab).

Cura dell’ipotiroidismo in gravidanza
L’ipotiroidismo in gravidanza può essere trattato con la terapia ormonale sostitutiva con levotiroxina (L-T4), i cui dosaggi vanno attentamente valutati secondo i casi specifici. La gestante dovrà quindi sottoporsi a controlli mensili affinché lo Specialista possa monitorare i livelli e valutare come eventualmente correggerli con dosaggi differenti.
Nelle donne in gravidanza specie nei primi mesi, le continue nausee potrebbero pregiudicare l’assorbimento della levotiroxina, in particolare della formulazione in compresse che necessita tempi lunghi di assorbimento prima di fare colazione.
A questo proposito sono invece di grande utilità le nuove formulazioni in soluzione orale di levotiroxina che permettono un migliore assorbimento del farmaco, riducendo – a differenza della formulazione in compresse che richiedono almeno 30 minuti – i tempi di attesa prima di fare colazione e azzerando l’interferenza con i cibi.

L’ipertiroidismo in gravidanza
L’ipertiroidismo è causato da una eccessiva produzione di ormoni tiroidei. Anche l’ipertiroidismo in gravidanza comporta gravi complicanze sia per la madre (ipertensione, distacco di placenta, aborto spontaneo (8-25%), parto pre-termine, scompenso cardiaco, anemia ecc.) sia per il bambino (basso peso, prematurità, malformazioni, morte neonatale ecc.).

Sintomi dell’ipertiroidismo in gravidanza
I controlli periodici alla tiroide e il riconoscimento di eventuali sintomi sono l’unico modo per diagnosticare e quindi prevenire eventuali complicanze.

L’ipertiroidismo in gravidanza si manifesta con sintomi come:
  • tachicardia
  • cute calda e umida,
  • intolleranza al caldo
  • aumento pressione
  • iperemesi (vomito, perdita di peso e tachicardia)
  • astenia
  • ansia
Diagnosi dell’ipertiroidismo in gravidanza
Poiché tali sintomi sono molto simili a quelli di una comune mamma in attesa, il parere dello specialista e la conferma degli esami di laboratorio sono fondamentali per la corretta diagnosi della malattia. È necessario effettuare un dosaggio di TSH (Thyroid-Stimulating Hormone), l’ormone prodotto dall’ipofisi e che stimola la funzione della tiroide, e degli ormoni tiroidei triiodotironina-T3 e tiroxina-T4.

Come curare l’ipertiroidismo in gravidanza
La terapia dell’ipertiroidismo prevede l’utilizzo di farmaci detti antitiroidei che riducono gli ormoni tiroidei circolanti in eccesso così da bloccare i loro effetti nocivi sia sulla madre sia sul bambino. Il più noto ed utilizzato è il metimazolo, ma, durante la gravidanza e soprattutto nel primo trimestre, è preferibile usare il propiltiouracile perché gli eventuali danni fetali indotti da questo farmaco sono più lievi rispetto a quelli associati con il metimazolo.

 

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Ultimo aggiornamento: 16/09/2016