Il Prof. Fabrizio Angelini (Presidente della Società Italiana Nutrizione dello Sport e del Benessere) sottolinea che la valutazione dell’eventuale presenza di celiachia, o di sensibilità al glutine, è fondamentale quando si valuta la funzione tiroidea, soprattutto in pazienti con una tiroidite di tipo autoimmune.


Quando si va a valutare il sospetto di una patologia autoimmune della tiroide è buona prassi – ma questo vale anche quando semplicemente si fa un piano nutrizionale per un atleta, o anche nel campo della nutrizione clinica – associare oggi anche una valutazione della possibilità dell’esistenza della malattia celiaca. Oppure anche di una cosiddetta gluten sensitivity o wheat syndrome, cioè di una ipersensibilità al glutine. Senza scendere nel campo delle varie differenziazioni della patologia intestinale da ipersensibilità o allergia al glutine, perché neanche la letteratura è molto chiara in questo senso, possiamo però lanciare il messaggio che la valutazione di un eventuale presenza di questa sensibilità è fondamentale quando andiamo a valutare la funzione tiroidea, soprattutto in una tiroidite di tipo autoimmune. Con la terapia che viene utilizzata per la cura dell’eventuale malattia celiaca bisogna, in qualche modo tener conto anche dell’influenza di questa terapia sulla funzione tiroidea. Mi spiego meglio: la malattia celiaca è una patologia infiammatoria, perciò non possiamo pensare di eliminare il componente che magari scatena il fenomeno, e sostituirlo con altri componenti presenti spesso nei prodotti per celiaci, che poi rischierebbero di aumentare invece lo stato infiammatorio. Il glutine è quello che dà la struttura all’alimento; sostituirlo con altre sostanze vuol dire magari utilizzare – e non è raro – degli acidi grassi non proprio salutari per l’organismo; oppure altre volte vengono utilizzati dei sostitutivi come ad esempio il mais, che vanno ad alterare il profilo glicemico.
L’approccio terapeutico dal punto di vista nutrizionale deve essere molto ragionato e soprattutto meno raffinato, quindi all’inizio si preferisce educare il paziente a un’alimentazione con la giusta quantità di proteine e ricchissima di verdura e frutta, che contengono i microelementi che aiutano la tiroide. Siccome abbiamo detto che spesso si ha l’associazione di due problemi, uno tiroideo e l’altro intestinale, questo è l’approccio preferibile.
Il messaggio da dare alla fine è questo: quando si tratta un celiaco non si può pensare solo alla nutrizione, ma anche alla supplementazione, e soprattutto alla microsupplementazione di ferro, di vitamina B12, di vitamina D, che interferisce anche con il sistema immunitario e dunque protegge indirettamente anche la tiroide, di selenio e zinco.
 

Ultimo aggiornamento: 30/06/2016

Tiroide.com
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La Redazione