Il Prof. Dino Vaira (Univ. Alma Mater Studiorum, Policlinico S. Orsola – Malpighi Bologna) ci illustra cos’è e cosa provoca l’Helicobacter Pylori, un batterio molto diffuso, un “nemico” silente, che però nei pazienti ipotiroidei influisce pesantemente sull’assorbimento della levotiroxina. In questo “speciale Helicobacter pylori” il Prof. Vaira spiega inoltre come la formulazione liquida di levotiroxina permetta di “battere” l’Helicobacter, garantendo una migliore aderenza ed efficacia terapeutica.

Helicobacter Pylori: un “nemico” molto diffuso
La seconda infezione al mondo dopo la carie è rappresentata dall’Helicobacter Pylori, un batterio molto diffuso e pericoloso per il nostro stomaco. L’Helicobacter Pylori può avere effetti molto negativi nella terapia per l’ipotiroidismo.

Siamo a Bologna con il Professor Dino Vaira, per chiedergli innanzitutto di parlarci dell’Helicobacter pylori, cui ha dedicato tanto tempo e tanti studi. Un nemico che possiamo definire diffuso e silenzioso, ma in fondo non troppo.
Come possiamo individuarlo e poi batterlo?
Quello che dice è giustissimo: è molto diffuso. Si tratta della seconda infezione al mondo dopo la carie dentale.
Stiamo parlando di 25 milioni di italiani su 60 milioni, il 40% della popolazione.
È un vero pericolo ed è insidioso: è un batterio, non è un virus, quindi non ha nulla a che fare con l’HIV con l’epatite, ecc.
Questo è un batterio come la Klebsiella, lo Pseudomonas, l’Escherichia, per far capire a chi ci ascolta a che famiglia appartiene.
Questo batterio è realmente molto pericoloso per il nostro stomaco.
 

Una patologia non altrettanto diffusa come l’Helicobacter, ma che sicuramente interessa una quota di popolazione importantissima, è l’ipotiroidismo e le patologie tiroidee in generale. Lei nei suoi scritti spiega che l’Helicobacter può essere un problema, un ostacolo per il successo terapeutico in queste condizioni. Ci vuole spiegare perché?
Questa è una bellissima notizia che noi diamo a chi ci ascolta: è un vanto italiano perché l’abbiamo scoperta noi italiani, non io in particolare, ma l’endocrinologia di Roma che ha pubblicato questo lavoro bellissimo sulla rivista più importante del mondo, il New England Journal of Medicine di Boston, Massachusetts, Stati Uniti.
Tutti noi sogniamo in primo luogo un premio Nobel, e in secondo luogo di veder pubblicato un nostro lavoro su questa prestigiosissima rivista che si rivolge al “dottore del mondo”, quindi non al gastroenterologo o all’endocrinologo. Il motivo per cui faccio questa chiosa è per dire che questa rivista è fisicamente sulla scrivania del dottore del Pakistan, del Congo, dell’Asia, dell’Australia, e naturalmente anche di Bologna o di Roma.
Questo importantissimo articolo ha dimostrato che l’Helicobacter – mi passi la parola non scientifica – “mangia” la levotiroxina. Quindi per i nostri pazienti che soffrono di ipotiroidismo questa è una notizia di straordinaria importanza, nel senso che se i pazienti con ipotiroidismo hanno anche l’Helicobacter, eliminando questo batterio dallo stomaco, in pratica si può diminuire in maniera sostanziale l’assunzione di levotiroxina.
Questo è davvero l’apice della ricerca mondiale.
 

Levotiroxina: la forma liquida “batte” l’Helicobacter Pylori
La forma liquida di levotiroxina permette di migliorare l’aderenza terapeutica, grazie alla versatilità dei dosaggi, che permettono di individuare dosaggi “su misura” di ogni paziente, rendendone più “facile” l’assunzione. La liquida permette oggi di aggirare l’ostacolo dell’assorbimento del principio attivo, anche in presenza di Helicobacter Pylori.

Anche in questo caso le forme liquide di levotiroxina possono essere di grande aiuto.
Due grandissime novità: la prima è la notizia relativa all’Helicobacter, la seconda è questa meravigliosa soluzione liquida, che realmente permette di adattare la terapia alla persona, migliorando quindi quella che noi chiamiamo la “compliance”. Questo cosa significa: quando a un paziente prescrivo ad esempio 10 medicine, è difficile che questo le assuma tutte, quindi meno medicine prescrivo più facilmente il paziente riuscirà a seguire la terapia.
A maggior ragione se riesco a dargli una medicina su misura, come ad esempio la levotiroxina liquida, sicuramente il paziente ne avrà un grandissimo beneficio e sarà molto più semplice per lui assumerla.
Quello che lei diceva è molto giusto, in quanto nei pazienti su cui la terapia “non funziona”, nel 50-60% dei casi è presente questo batterio. Tutto questo si deve aggirare facendo prima un test di screening per l’Helicobacter pylori, indistintamente a tutti i pazienti che soffrono di ipotiroidismo. Questa è una “good news”, una bellissima notizia per chi soffre di ipotiroidismo: chi assume questa meravigliosa levotiroxina liquida e ha – mi passi il termine – “la fortuna” di avere questo batterio, si troverà benissimo nei prossimi cinquant’anni della sua vita.
 

Intolleranze e celiachia: gli effetti sulla terapia per l’ipotiroidismo
Intolleranze e celiachia possono ostacolare la terapia medica dell’ipotiroidismo e in questo la forma liquida può superare il problema. Ma altrettanto deleteria per i pazienti ipotiroidei in terapia con levotiroxina è la continua assunzione di farmaci inibitori della pompa protonica (il farmaco che abbassa l’acidità nello stomaco). La forma liquida di levotiroxina in questo si rivela molto efficace e bypassa il problema dell’assunzione dell’inibitore della pompa.

Anche intolleranze e celiachia possono ostacolare la terapia medica dell’ipotiroidismo.
Anche in questo caso le forme liquide di levotiroxina possono risolvere il problema?
Ancora una volta è giustissimo quello che lei dice; posso aggiungere anche qualcosa di molto più frequente, ossia l’assunzione indiscriminata degli inibitori della pompa, che ostacolano l’assorbimento della levotiroxina. Dobbiamo spezzare una lancia per questa formulazione liquida, la quale proprio grazie alla sua forma farmaceutica, “bypassa” la problematica dell’assunzione dell’inibitore della pompa. Questo inibitore, che per chi ci ascolta è il farmaco che abbassa l’acidità nello stomaco, fa bene ai sintomi gastrici ma fa malissimo ad esempio ai pazienti che assumono levotiroxina.
Patologie quali intolleranze e malattia celiaca sicuramente alterano l’assorbimento della levotiroxina, ma oggettivamente la prevalenza maggiore, cioè la maggioranza dei pazienti che non assorbono bene la levotiroxina, è proprio dovuta all’assunzione di inibitori.
Mi permetto di ribadire che la soluzione liquida è riuscita a “bypassare” questa problematica fondamentale. Se si pensa che il 40% dei pazienti nella popolazione generale – circa 25 milioni -, prendono tranquillamente un farmaco per inibire la secrezione, il vecchio omeoprazolo per intendersi, un ottimo farmaco, ma che si tende ad assumere troppo frequentemente; un po’ come si faceva con il vecchio idrossido di alluminio o il magaldrato.