Il Prof. Fabrizio Angelini (Presidente della Società Italiana Nutrizione dello Sport e del Benessere) spiega in questa breve intervista il legame tra funzionamento della tiroide e attività sportiva.
Soprattutto in presenza di alcune patologie, come l’ipertiroidismo, è necessario ristabilire una buona funzionalità tiroidea prima di riavviare l’atleta all’allenamento o alle gare.



Un’altra patologia con cui possiamo scontrarci in uno studio di endocrinologia, in cui si valutano anche degli atleti, sia sportivi sia amatoriali, è l’ipertiroidismo, cioè quando la tiroide funziona troppo. In questo caso è abbastanza difficile che la diagnosi di ipertiroidismo avvenga nell’ambito di una valutazione, ad esempio per strutturare un piano nutrizionale per un atleta; più facile che l’atleta stesso venga inviato a visita perché ha dei sintomi. Ad esempio frequenza cardiaca più elevata, dimagrimento, eccessiva sudorazione, anche allenandosi all’aperto con temperatura e umidità favorevoli, non in condizioni climatiche particolari.

In questi casi ci troviamo di fronte a una vera e propria patologia, che prima di permetterci di riavviare l’atleta alla performance sportiva, sia all’allenamento sia alla gara, necessita prima di una stabilizzazione della funzione tiroidea. In questo caso bisogna stare molto attenti a lavorare in completa sinergia con il medico sportivo che segue l’atleta oppure, se l’atleta è amatoriale, frenarlo nella sua attività, perché gli atleti amatoriali sono spesso medici di sé stessi, e tendono a esagerare sia in un senso sia nell’altro.

Ad esempio proprio a noi è capitato ultimamente un ciclista amatoriale che faceva molti chilometri a settimana; si è recato in ambulatorio perché non stava bene e abbiamo fatto una diagnosi di morbo di Basedow, quindi ipertiroidismo conclamato. In questo caso non è stato difficile curare la patologia, ma convincerlo a non andare il giorno dopo fare una salita con il 14% di pendenza.Chiaramente andare in quelle condizioni a sviluppare uno sforzo cardiaco importante, quando già si parte da una frequenza cardiaca elevata, sarebbe estremamente pericoloso per il proprio stato di salute. In questo caso può tranquillamente essere fatta una terapia, ma l’atleta deve essere messo a riposo, e solo quando la situazione clinica ormonale sia ristabilita si può riprendere l’attività agonistica o amatoriale.

Fabrizio Angelini
Prof. Fabrizio Angelini
Presidente della Società Italiana Nutrizione dello Sport e del Benessere