Il Prof. Efisio Puxeddu, Professore Associato, Dipartimento di Medicina dell’Università degli Studi di Perugia, ci spiega le variazioni che si verificano nell’assorbimento della levotiroxina assunta in forma di compresse e quali sono gli aspetti salienti e più vantaggiosi della formulazione liquida di tiroxina per la terapia dell’ipotiroidismo.

La terapia dell’ipotiroidismo si è basata fino ad oggi sull’uso delle compresse, quindi della levotiroxina in formulazione solida. Sappiamo che l’assorbimento della levotiroxina è un complesso abbastanza articolato; abbiamo una prima fase in cui c’è la dissoluzione del farmaco che prevede lo sfaldamento della compressa, e poi il passaggio della molecola in forma di sale sodico, all’interno della compressa in forma nativa, e poi, una volta che il farmaco si è dissolto, la permeazione. Questo primo processo avviene a livello gastrico, poi il farmaco migra verso il duodeno e l’ileo, e qui con la permeazione attraversa la parete intestinale, arriva nel sangue per poi entrare nell’organismo. Questo è un meccanismo di assorbimento abbastanza complesso e che può essere influenzato da una serie di fattori sia fisiologici sia patologici, primo tra tutti la modificazione dell’acidità gastrica, che può causare delle variabilità nell’assorbimento da giorno a giorno, con delle conseguenze importanti. In questo senso la levotiroxina liquida rappresenta un’importante evoluzione perché essendo già in soluzione liquida, nell’assorbimento non è più necessario passare attraverso il processo di dissoluzione, ma il farmaco è pronto per essere direttamente assorbito per mezzo semplicemente della permeazione della parete intestinale. Pertanto quello che accade è che l’assorbimento della levotiroxina liquida è sicuramente molto più efficace, costante e rapido.