Incontriamo la Dr.ssa Paola Polano, nuova Presidente CAPE che ci illustra finalità e azioni per il prossimo futuro del CAPE e delle associazioni  pazienti endocrini. Con la Presidente, inoltre, abbiamo messo a fuoco gli aspetti legati all’aderenza terapeutica in particolare per le donne, nonché l’importanza del coinvolgimento “attivo” del paziente nel percorso terapeutico.

Gli obiettivi del CAPE

Il CAPE ha prima di tutto ha come finalità quella di portare avanti un’azione unitaria.  Non fa niente di diverso da quello che fa ciascuna delle associazioni sul proprio territorio. È chiaro che riunirsi in un unico comitato significa anche portare avanti un’azione più forte. Un’associazione da sola arriva fino a un certo punto all’interno del proprio territorio. Riunirsi insieme significa anche operare anche a livello nazionale, essere riconosciute e poter sedere anche ai tavoli istituzionali.
Questo di fatto si sta verificando; siamo nati solo da quattro anni ma già abbiamo firmato un protocollo con il MIUR e quindi possiamo essere anche abbastanza contenti, ma non del tutto soddisfatti di quello che abbiamo fatto finora. Ogni anno organizziamo la Settimana Mondiale della Tiroide appunto per diffondere un messaggio unitario in tutto il territorio nazionale. Anche quest’anno è già in preparazione. La settimana avrà come titolo “Tiroide dal bambino all’anziano”, e naturalmente il tema centrale sarà quello della iodioprofilassi.

Aderenza terapeutica: per le donne ancora più cruciale

È un dato di fatto che la donna, rispetto all’uomo, è più colpita dalla patologia tiroidea, per non parlare poi del fatto che naturalmente la donna partorisce, e quindi ha un problema maggiore relativo alla tiroide nel momento della gravidanza.
Quindi per le donne è una tematica fondamentale, e quindi è importante anche poter assumere nella vita di tutti giorni un farmaco che permetta di vivere più serenamente e qualitativamente la propria vita. È chiaro che quello che incide molto è oggi la diversa formulazione del farmaco. Io sono una paziente, quindi posso testimoniarlo, il passaggio a un farmaco che mi permette di uscire prima di casa, di fare prima colazione, di sentirmi meno preoccupata dall’ assorbimento del farmaco, è una cosa che effettivamente migliora la qualità della vita, fin dalle prime ore della giornata.
Si può immaginare che una donna lavoratrice, madre di famiglia, appresso ai figli e al marito, non ha la serenità e il tempo per pensare di dover aspettare, magari mezz’ora o un’ora, per assumere il farmaco prima di uscire di casa.
Queste diverse formulazioni effettivamente sono un gran miglioramento, e spero lo saranno ancora di più nel prossimo futuro per i pazienti.

Il coinvolgimento del paziente nel percorso terapeutico

I malati di tumore alla tiroide, o di qualunque altra patologia tiroidea, sentono sempre più la necessità di capire e di conoscere il proprio percorso terapeutico, di partecipare allo stesso attivamente, e se possibile anche decidere in merito.
Non sempre purtroppo trovano un referente adeguato, anche se la maggior parte professano piena fiducia nel proprio medico di riferimento. I problemi sono, come sempre, i tempi.
È dimostrato, però, che non è sufficiente l’appropriatezza terapeutica per poter avere un’efficace terapia. È necessario che ci sia anche un’interazione tra medico e paziente, che permetta da una parte al paziente di sentirsi parte più attiva e consapevole del suo percorso terapeutico, non soggetto passivo di un cammino estraneo e sconosciuto; dall’altra che permetta al medico di ottenere una maggiore collaborazione dal paziente, che gli permetta di individuare le esigenze specifiche di quel paziente e applicare, se possibile, la corretta terapia.
Un paziente maggiormente informato e cosciente del proprio percorso terapeutico applicherà in maniera più adeguata la terapia, chiaramente con una conseguente migliore efficacia della stessa.
Ultimo aggiornamento 13 /04/2016