Il nodulo tiroideo è una patologia piuttosto frequente in Italia, a causa della carenza di alcuni microelementi come iodi e selenio; ciò rende necessario effettuare uno screening diagnostico, ed eventualmente programmare con l’atleta un corretto percorso terapeutico. Ne parla il Prof. Fabrizio Angelini (Presidente della Società Italiana Nutrizione dello Sport e del Benessere).


Un ultimo caso è quando il paziente presenta ad esempio una patologia nodulare della tiroide. Nella valutazione della funzionalità tiroidea noi inseriamo sempre anche l’ecografia tiroidea, oltre naturalmente alla palpazione manuale. Questo comporta il fatto che come reperto occasionale possiamo trovare un nodulo tiroideo.
Teniamo conto che il nodulo tiroideo è una patologia molto frequente soprattutto in Italia, dove abbiamo ancora carenza di alcuni microelementi: in primis lo iodio, ma anche il selenio; anche alcune alterazioni dell’ambiente, come i cosiddetti endocrine disruptor, vanno a inficiare sia la funzione tiroidea sia l’ormonogenesi, facilitando la formazione di noduli tiroidei. Il nodulo può quindi essere un reperto occasionale che si inserisce in una tiroide normofunzionante, oppure in una tiroide iperfunzionante, per cui posso avere un aumento di volume della ghiandola, ovvero un gozzo con noduli normofunzionante, oppure posso avere un gozzo nodulare iperfunzionante, oppure ancora un singolo nodulo tiroideo

Come ci si comporta in questi casi? È chiaro che prima va valutato l’aspetto salute, quindi ci vuole uno screening diagnostico, ed è obbligatorio eseguire, se il nodulo presenta caratteristiche ecografiche di sospetto, un esame citologico. Va valutata bene la funzione tiroidea e la presenza di anticorpi tiroidei positivi, per dare casomai il via ad altre indagini, anche su altri organi che potrebbero essere colpiti da patologie in questo caso autoimmuni. In base al responso dell’esame citologico, bisogna poi stabilire con l’atleta, e in questo caso è chiaro che il ragionamento va sviluppato maggiormente con l’atleta professionista, gli step di cura. Mi spiego meglio: se l’esame citologico non presenta atipie, per cui non si è a rischio di patologia tumorale, il follow-up, sia diagnostico sia terapeutico, sarà senz’altro più tranquillo. Dove invece si presentassero delle atipie citologiche, e dunque potrebbe essere prospettato all’atleta un intervento chirurgico, tempi e modalità di questo devono essere concordati con lo staff medico e tecnico dell’atleta. Perché ci troviamo di fronte a patologie senz’altro gestibili senza carattere di urgenza e che non devono trasmettere troppa ansia all’atleta stesso, che però deve essere conscio del lavoro che andrà fatto.

In conclusione, la tiroide può ammalarsi di varie patologie, spesso si sente dire che anche con un nodulo la tiroide funziona bene, ma bisogna stare attenti perché la tiroide va sempre valutata dal punto di vista ematico, quindi con il dosaggio degli ormoni tiroidei, del TSH, degli anticorpi e di altri tipi di auto-anticorpi, ma anche dal punto di vista morfologico, con l’esame obiettivo, perché noi siamo medici e prima il paziente andrebbe visitato, completando poi con un esame ecografico che dovrebbe essere eseguito da uno Specialista in endocrinologia esperto di malattie tiroidee, in grado di interpretare una semplice alterazione. Non sempre contano solo le dimensioni della tiroide, a volte si leggono delle ecografie in cui c’è una grossa capacità descrittiva, ma che non hanno un senso pratico. Alla fine bisogna dare una risposta, e lo sportivo in genere vuole risposte molto nette e molto pratiche, per cui a volte anche solo appoggiare la sonda dell’ecografo e vedere le caratteristiche ecografiche del nodulo può essere di supporto a una diagnosi.

 

Fabrizio Angelini
Prof. Fabrizio Angelini
Presidente della Società Italiana Nutrizione dello Sport e del Benessere