La Dott.ssa Caterina Mian – Unità Operativa Complessa di Endocrinologia, Azienda Ospedaliera Università di Padova – parla dell’importanza dello iodio e delle conseguenze dannose per lo sviluppo del bambino causate da carenze – anche lievi – nell’assunzione di questo elemento durante la gravidanza, l’allattamento e l’infanzia.
Perché lo iodio è così importante, soprattutto per i bambini?
Lo iodio è il costituente principale degli ormoni tiroidei, e una sua adeguata assunzione è indispensabile per permettere alla tiroide di produrne la quantità necessaria. Per capire l’importanza di questo meccanismo, consideriamo che gli ormoni tiroidei T3 e T4 sono fondamentali nel bambino per uno sviluppo corretto e armonico del sistema nervoso centrale.

Questo processo inizia con la gravidanza e si completa dopo la nascita, perciò le conseguenze della iodiocarenza nel bambino sono differenti, non solo a seconda dell’entità dell’insufficienza iodica, ma anche del momento in cui questa si manifesta. Ad esempio, una carenza iodica importante della madre durante la gravidanza, può portare a cretinismo endemico, caratterizzato da un grave deficit neurologico e motorio del bambino.

Oggi fortunatamente in Italia questo problema è in pratica scomparso, perché il nostro Paese è considerato, come molti in Europa, a carenza iodica lieve.

Sono solo le carenze gravi a determinare problemi?
No, sarebbe un errore prendere in considerazione soltanto le carenze gravi. Le alterazioni nel bambino causate da lieve insufficienza di iodio sono più subdole, e assolutamente da non sottovalutare: non immediatamente percepibili dai genitori, risultano invece in seguito molto significative, se valutate con le opportune metodologie.

Ad esempio, una serie di evidenze dimostrano come anche una carenza lieve nella prima fase della gravidanza, si possa tradurre in alterazioni della sfera emotiva e cognitiva nei bambini in età scolare, con deficit dell’attenzione, sindrome da iperattività, e in alcuni casi addirittura autismo.

I deficit cognitivi dei bambini dovuti a carenza di iodio sono recuperabili? Anche se non esistono ancora dati sufficientemente numerosi, cominciano tuttavia ad essere presenti in letteratura alcune evidenze incoraggianti a riguardo.

Ad esempio, uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, ha mostrato che nei bambini con carenze iodiche lievi, la supplementazione tramite integratori in età scolare (nel caso specifico 150 microgrammi di iodio per 28 settimane) potrebbe essere in grado di migliorare alcune performance cognitive.

La iodiocarenza nel bambino potrebbe favorire lo sviluppo di patologie tiroidee da adulto?
Certo. Nell’adulto, l’effetto più importante della carenza iodica in età infantile è l’aumento di dimensione della tiroide, il cosiddetto gozzo, oltre alla patologia nodulare. In pratica, per superare la mancanza, si innesca un meccanismo in cui l’ipofisi stimola la ghiandola tiroidea a lavorare di più, producendo una maggiore quantità di ormoni, e determinando così una spinta verso l’aumento del suo volume, che a lungo andare si associa alla comparsa dei noduli. Questo effetto è particolarmente significativo e diventa più evidente nelle condizioni in cui la tiroide è “costretta” a lavorare di più, come succede nelle donne in gravidanza.

Iodoprofilassi: quanto iodio va assunto quotidianamente?
Nell’adulto, l’apporto quotidiano consigliato è di 150 microgrammi al giorno; nei bambini fino ai 5 anni di età è di 90 microgrammi; dopo i 5 anni – fino all’età puberale – sono necessari 120 microgrammi quotidiani. Per quanto riguarda le quantità assunte, c’è da dire che i bambini sono in qualche modo avvantaggiati dal fatto di consumare latte (alimento ricco di iodio) in quantità significativamente maggiore rispetto all’adulto.

Queste quantità sono facilmente raggiungibili con un normale consumo di sale iodato; visto che in media 1 grammo di sale arricchito con iodio contiene circa 30 microgrammi di iodio, per raggiungere 150 microgrammi sarebbe sufficiente assumere 5 grammi di sale al giorno. Va sottolineato inoltre che stiamo parlando di sale “a crudo”, perché la cottura ne riduce il contenuto di iodio di circa il 50%.

Apporto quotidiano di iodo necessario
ADULTO 150 microgrammi / die
BAMBINO (fino a 5 anni)   90 microgrammi / die
ADOLESCENTE (dai 5 all’età puberale) 120 microgrammi / die
  • Quantità raggiungibili con un normale consumo di sale iodato
  • Il sale iodato va assunto CRUDO.
  • La cottura ne riduce il contenuto di iodio di circa il 50%.
In media gli italiani quanto sale consumano? Qualche consiglio alimentare?
Complessivamente, un adulto assume di solito circa 8-10 grammi di sale al giorno, però c’è un’altra importante questione da prendere in considerazione. Le campagne per la salute cardiovascolare consigliano un’assunzione globale quotidiana non superiore a 5 grammi, ma la metà del sale che introduciamo nel nostro organismo deriva da cibi processati e non è arricchito con iodio. È a questo punto evidente che, “rispettando il limite”, potrebbe diventare un problema riuscire a soddisfare il fabbisogno quotidiano di iodio.

È qui che si inserisce l’importanza di un’alimentazione variata – che comprenda latte e almeno due porzioni di pesce di mare alla settimana – e di fare ricorso agli integratori, quando necessario.

E quando l’integrazione con prodotti specifici diventa necessaria?
Nei casi particolari di chi segue una dieta vegana, priva di latte e pesce, o di chi presenta intolleranze a certi cibi, è in effetti possibile che la normale alimentazione non sia sufficiente a soddisfare l’apporto di iodio.

In queste situazioni, il principio dell’assunzione di sale iodato resta naturalmente sempre valido, ma se parliamo di donne in attesa di un bimbo o in allattamento, il discorso cambia.

Anche in presenza di un’alimentazione normale, il fabbisogno iodico durante la gravidanza aumenta di circa il 50%, e diventa di 250 microgrammi al giorno. In tal caso è necessario utilizzare integratori specifici che contengano iodio, indipendentemente dalla dieta seguita.

PARLANDO DI FALSI MITI SULLO IODIO…
L’aria di mare contiene molto iodio e fa bene respirarlo.
Falso. Anche se l’aria di mare ne è ricca, il nostro organismo non è in grado di assimilarlo attraverso le vie respiratorie. Lo iodio viene assorbito esclusivamente attraverso l’intestino, perciò va introdotto con gli alimenti.

Troppo iodio è dannoso per l’organismo.
Falso. Va precisato che lo iodio non è un farmaco, bensì uno dei costituenti di una sana alimentazione. Assumere quantità elevate di iodio, anche molto superiori al fabbisogno giornaliero, non rappresenta un rischio se non ci sono altre patologie, perché una tiroide sana ha la capacità di “bloccare” l’assorbimento di questo elemento. L’organismo elimina poi con le urine le quantità in eccesso.

Il sale marino, così come il sale rosa dell’Himalaya o quello integrale, fanno bene perché sono naturali.
Falso. Dal punto di vista dell’apporto di iodio portano scarsissimi benefici, perché non sono stati sottoposti al processo industriale di arricchimento con ioduro o iodato di potassio. Va specificato che questo processo è molto semplice, innocuo, poco costoso e non altera le caratteristiche organolettiche del prodotto.