2013-11-05 22:41Abbiamo incontrato la Dr.ssa Andreea Soare, arrivata in Italia dalla Romania nel 2009, Specialista in Endocrinologia presso il Campus Biomedico di Roma, per parlare dell’importanza di una corretta informazione riguardo ai problemi tiroidei, soprattutto nell’approccio con pazienti straniere.

Partiamo da una considerazione generale: quanto è importante il buon funzionamento della tiroide per il benessere femminile?

Moltissimo, ad ogni età, e non solo in gravidanza e nell’età fertile, come si tende a credere. Ad esempio è fondamentale per lo sviluppo delle giovani donne, perché un’alterazione della tiroide andrebbe a influire sul loro metabolismo e sul processo di crescita. Ma anche dopo la menopausa, perché una tiroide che non funziona bene può portare disturbi a livello del metabolismo osseo, con aumento del rischio osteoporosi.

In Italia ci sono alcune aree geografiche maggiormente a rischio di patologie tiroidee, a causa specialmente di carenze iodiche. In Romania esiste lo stesso problema?

Sì, il problema è endemico in diverse zone, a causa dell’alimentazione povera di iodio. Ma un fattore di rischio molto importante, che ancora oggi fa sentire i suoi effetti, è rappresentato dalle conseguenze della tragedia di Chernobyl del 1986.
L’assorbimento di radiazioni, soprattutto nei bambini di allora, ha portato oggi a un’elevata prevalenza di gozzo e tiroiditi autoimmuni.

Ciò significa che le donne che arrivano oggi in Italia dalla Romania presentano una percentuale elevata di disturbi alla tiroide?

Per quanto riguarda la mia esperienza posso dire di sì: la percentuale di connazionali che lamentano sintomi riconducibili a una patologia tiroidea, è piuttosto alta; non saprei dire se superiore alla media italiana, ma in ogni caso significativa.

Queste donne incontrano ostacoli nel percorso verso una diagnosi corretta? Quali sono i loro canali di informazione? A chi si rivolgono in prima istanza? Come arrivano a un consulto specialistico?

Gli ostacoli esistono, certo, ma la situazione è tutto sommato migliore di quanto si immagini.
Le donne romene in Italia tendono ad inserirsi facilmente e in breve tempo, così è più semplice per loro informarsi, approfondire ed eventualmente cercare un aiuto quando qualcosa non va con la salute.
La prima fonte di informazione per chi avverte sintomi “aspecifici” (calo ponderale, caduta dei capelli, ecc…) è comunque senza dubbio internet, strumento ormai alla portata di tutti. Poi il passo successivo è rivolgersi al medico di base, che eventualmente la indirizzerà verso uno specialista. Il percorso in sostanza è analogo a quello di una qualunque donna italiana, soltanto ci sono maggiori difficoltà nel prendere coscienza della propria patologia. Per quanto riguarda invece la situazione delle migranti “irregolari”, ha una grande importanza il ruolo del passaparola per giungere a uno dei centri territoriali dedicati alla salute delle donne straniere.

Accennava alla difficoltà di acquisire consapevolezza nei confronti delle patologie tiroidee: ci sono differenze tra donne romene e italiane?

Nel nostro Paese l’attenzione nei confronti delle malattie tiroidee è piuttosto bassa: per quanto riguarda la salute pubblica, le campagne di informazione si sono concentrate negli ultimi anni piuttosto sui rischi e sulla prevenzione di diabete, obesità, ipertensione e patologie cardiovascolari.
Questo si traduce in scarsa conoscenza e consapevolezza del problema: per questo il ruolo dei medici provenienti dallo stesso Paese è decisivo dal punto di vista della “mediazione culturale”. Alle molte romene che conosco o che si rivolgono a me, cerco sempre di far comprendere l’importanza di una corretta prevenzione: soprattutto alle ragazze consiglio sempre di effettuare almeno una volta uno screening con dosaggi ormonali ed ecografia, anche in assenza di sintomi. Credo sia importante trasmettere alle nuove generazioni un messaggio di attenzione e rispetto della propria salute.

Cosa ci può dire invece dal punto di vista dell’approccio terapeutico da adottare con pazienti straniere?

Anche qui il problema è di carattere “informativo”: l’endocrinologo deve essere molto convincente nel far capire che la terapia ormonale sostitutiva è cronica e va seguita sempre con rigore ed attenzione per ottenere risultati. A volte invece capita che la paziente si aspetti risultati immediati e perda fiducia nella validità del trattamento già dopo qualche giorno.
Da questo punto di vista un aiuto prezioso può arrivare dalle nuove formulazioni liquide di levotiroxina che, grazie alla loro praticità e alla maggiore efficacia, offrono da subito risultati più soddisfacenti, agevolando in definitiva l’aderenza alla terapia.

Ultimo aggiornamento 22/02/2016
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Pazienti migranti: come fare prevenzione "senza frontiere"
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La Dr.ssa Andreea Soare ci parla dell'importanza di una corretta informazione riguardo ai problemi tiroidei, soprattutto con pazienti straniere
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