Il Prof. Efisio Puxeddu, dell’Università degli Studi di Perugia, specialista di grande esperienza nell’ambito delle malattie tiroidee, ci parla dell’importanza di questa ghiandola e di come aiutarla con la prevenzione a mantenere una corretta funzionalità.

La tiroide al centro del benessere: perché questa ghiandola è così importante nel nostro organismo?
“Bisogna considerare che la tiroide è destinata alla produzione di due ormoni, la tiroxina (T3) e la triiodotironina (T4), che hanno importanti effetti su tutti i nostri organi. L’effetto complessivo degli ormoni tiroidei determina in sostanza un aumento dell’attività funzionale di tutto l’organismo: influisce sul metabolismo, sui meccanismi di crescita e maturazione dei vari apparati, sullo sviluppo cerebrale, ma esercita effetti anche sulla produzione di calore del nostro corpo… Tutto questo per opera di una ghiandola di soli 7 cm”.

Meglio dunque cercare di mantenerla sana. Qual è la miglior strategia?
“Prevenzione innanzitutto. Anche se non bisogna mai drammatizzare la presenza di eventuali sintomi, ci sono segnali che vanno ascoltati. Naturalmente non stiamo dicendo che una persona ansiosa o che soffre di insonnia – per citare due situazioni tipiche – debba per forza preoccuparsi di possibili malfunzionamenti della tiroide; molti sintomi delle malattie tiroidee, sia dell’ipertiroidismo sia dell’ipotiroidismo, sono infatti aspecifici, cioè possono essere presenti anche in tante altre condizioni.
Il percorso più corretto, in presenza di sintomi, è comunque quello di rivolgersi al medico di medicina generale che prescriverà, nel caso, il dosaggio TSH per escludere eventuali squilibri ormonali. Se dovessero evidenziarsi alterazioni allora l’ultima parola spetterà all’endocrinologo”.

Nel mantenimento delle corrette funzioni tiroidee e nella prevenzione di eventuali patologie che importanza riveste l’alimentazione?
“Un’alimentazione sana ed equilibrata è alla base del benessere di tutto il nostro organismo. La premessa è doverosa. Per quanto riguarda in particolare la tiroide, tengo a sottolineare l’importanza di assumere le giuste quantità di iodio attraverso il cibo, dal momento che la sintesi degli ormoni tiroidei dipende dalla disponibilità di adeguate quantità di questo elemento.
Non tutti sanno che in molte aree italiane esiste una carenza iodica nel terreno e nell’acqua; soprattutto in passato, questa carenza si rifletteva sulla popolazione, a causa dell’elevato consumo di prodotti alimentari locali, con alterazioni della funzionalità tiroidea.
Oggi, con una maggior varietà alimentare, il problema è meno grave, ma per prevenire la carenza iodica sarebbe comunque buona norma – tranne casi particolari – consumare sale iodato. E’ sufficiente l’assunzione delle opportune quantità di sale, che non dovrebbero superare i 3-5 g al giorno, per garantire un adeguato apporto dell’oligoelemento. Si pensi che in alcuni paesi, come forma di prevenzione, è addirittura obbligatoria la vendita soltanto del sale iodato. In Italia, dal 2005, la legge prevede la disponibilità in tutti i punti vendita del sale iodato accanto a quello normale. Purtroppo però il suo consumo interessa ancora una fascia della popolazione di gran lunga inferiore al 50%. Da questo punto di vista ci vorrebbe pertanto una comunicazione più efficace anche nel nostro paese”.

Per quali categorie la prevenzione è particolarmente importante?
“Per le donne in gravidanza, innanzitutto. E in particolare per quanto riguarda l’ipotiroidismo.
La gravidanza
è un momento in cui alla tiroide viene chiesto un lavoro maggiore e questo può determinare una carenza di ormoni tiroidei, che potrebbe riflettersi negativamente sullo sviluppo intellettuale del feto. In questo periodo si deve provvedere a fornire all’organismo anche un rinforzo nell’integrazione di iodio, in modo che la madre e il feto siano esposti a quantità sufficienti di questo oligoelemento. Un’altra categoria che deve dare molta importanza alla prevenzione, questa volta per evitare l’ipertiroidismo, è l’anziano: un’alterazione degli ormoni tiroidei può avere conseguenze importanti, esponendolo al rischio di complicanze cardiovascolari”.