Quanti di noi sanno che il succo di pompelmo va evitato se si stanno assumendo farmaci antistaminici o per l’ipertensione? Oppure che è meglio non mangiare cioccolato in associazione ad alcuni antidepressivi? O ancora che la liquirizia è in grado di aumentare la tossicità dei farmaci a base di digossina contro l’insufficienza cardiaca?

Questi sono solo alcuni dei molti esempi delle possibili interazioni tra alimenti e farmaci, in grado di compromettere l’efficacia di una terapia, contro le quali mette in guardia la guida (“Avoid Food-Drug Interactions”), pubblicata dall’FDA americana (Food and Drug Administration) in collaborazione con l’Associazione Nazionale Consumatori (NCL).

Il documento, rivolto ai pazienti, riporta le principali interazioni di alimenti e bevande con i più comuni farmaci, e dispensa utili consigli su cibi da evitare e modalità di assunzione dei farmaci.
Anche l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha aggiornato le sue linee guida sulla problematica (“Guideline on the Investigation of Drug Interactions”), con l’obiettivo di fornire ai medici informazioni chiare sulle possibili interazioni e sulla loro gestione clinica, ma anche per proporre un criterio di valutazione generale e raccomandazioni da seguire durante lo sviluppo dei farmaci.

La questione è considerata di grande rilievo anche dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), che ha recentemente voluto ricordare sul suo sito web che cibi e bevande, ma anche integratori alimentari e persino prodotti di erboristeria sono in grado di influire sull’assorbimento, il metabolismo, la biodisponibilità e l’escrezione del farmaco, rendendolo ad esempio inefficace, o potenziandone gli effetti collaterali; sul sito è anche disponibile una sintesi della guida redatta dall’FDA.
Il problema in oggetto è comunque noto da tempo ai pazienti con ipotiroidismo che seguono la terapia ormonale sostitutiva con levotiroxina; fino ad oggi, con le tradizionali compresse, era per loro necessario aspettare almeno 30 minuti (la letteratura sostiene addirittura almeno un’ora) prima di poter fare colazione dopo l’assunzione del farmaco, per evitare fenomeni di malassorbimento causati da interazioni con bevande, come ad esempio caffè, cibi ecc.
Oggi i pazienti hanno a disposizione nuove formulazioni farmaceutiche quali la soluzione orale in flaconcini monodose e le capsule molli che, (come dimostrato in un recente studio), garantiscono un maggiore e più costante assorbimento dell’ormone, migliorando così la loro qualità di vita.