La levotiroxina in soluzione liquida è la grande novità terapeutica per chi soffre di ipotiroidismo: aumenta l’aderenza al trattamento e migliora la qualità della vita
Una recente indagine svolta da Doxa e promossa da IBSA Farmaceutici, ha analizzato le necessità, le criticità e le prospettive dei pazienti che soffrono di ipotiroidismo e devono seguire per tutta la vita una terapia ormonale sostitutiva con levotiroxina: i risultati sono stati presentati a Milano il 27 marzo 2013, durante un incontro al quale hanno partecipato alcuni tra i più autorevoli endocrinologi ed esperti italiani.

Il 3% della popolazione che in Italia segue la terapia ormonale sostitutiva , subisce spesso l’impatto psicologico di una cura “cronica” ma, nonostante le preoccupazioni per eventuali ripercussioni sulla qualità della vita, i due terzi di queste persone non rispettano le modalità di somministrazione  del farmaco.
In particolare, le “inosservanze” rispetto all’aderenza alla terapia riguardano i tempi di attesa tra l’assunzione della levotiroxina e quella del cibo.
Perché il principio attivo possa agire correttamente, l’indicazione è infatti di assumerlo la mattina, almeno 30 minuti prima di fare colazione. La fretta, o la voglia di bere un buon caffè, sono però cattive consigliere e spingono il 66% dei pazienti a non rispettare le corrette tempistiche.

Come ha illustrato Enrico Papini (Associazione Medici endocrinologi, Direttore UOC Endocrinologia e Malattie Metaboliche presso l’Ospedale Regina Apostolorum, Albano Laziale), “non è difficile condurre un trattamento adeguato, tuttavia tra i pazienti ipotiroidei in terapia sostitutiva, circa il 40% presentano comunque valori di TSH  non corretti”, dato che sostanzialmente si allinea a quello relativo ai pazienti (36%) che faticano a seguire correttamente la terapia.
Appare dunque evidente come la mancanza di risultati pienamente soddisfacenti del trattamento con levotiroxina dipenda spesso da scarsa aderenza alla terapia e da un’assunzione del farmaco non corretta.
Papini ha anche evidenziato che l’aderenza alla terapia è un aspetto fondamentale per la qualità della vita del paziente a lungo termine, considerando soprattutto che “la media dell’età di inizio del trattamento è di poco superiore ai 40 anni, e che la terapia sostitutiva  è destinata ad influenzare il benessere della maggior parte dei pazienti ipotiroidei per un periodo di oltre 30 anni”.

Se le consuetudini degli italiani sono così radicate da compromettere addirittura l’efficacia di una terapia, la soluzione arriva direttamente dalla scienza, con un’innovativa formulazione liquida monodose di levotiroxina: questa è infatti più maneggevole di quella in compresse , presenta un assorbimento più rapido ed è perciò sostanzialmente in grado di migliorare sensibilmente la qualità di vita dei pazienti e l’aderenza al trattamento.

Questa nuova prospettiva terapeutica è stata sottolineata durante l’incontro milanese anche da Salvatore Corsello (Professore associato di Endocrinologia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma): “un sostanziale avanzamento nella soluzione di tutti questi problemi è rappresentato dalla formulazione orale liquida  della tiroxina, dal momento che il principio attivo è già in soluzione e l’assorbimento del farmaco non prevede la fase di dissoluzione avvenendo in maniera sensibilmente più rapida”.
Conferma Antonio Gasbarrini (professore ordinario di Gastroenterologia al Policlinico Gemelli di Roma): “I pazienti con diminuita secrezione acida gastrica necessitano di dosi più elevate di levotiroxina. Pertanto, la somministrazione di levotiroxina in soluzione orale liquida determinerebbe un assorbimento migliore rispetto a quello osservabile con le formulazioni solide in questa categoria di pazienti”.
In definitiva, appare chiaro come la formulazione liquida monodose, oltre a presentare indubbi vantaggi di praticità e maneggevolezza, consenta di ridurre il tempo tra l’assunzione del farmaco e il pasto, con evidenti vantaggi nella compliance  del paziente, in particolare per quanto riguarda i bambini, gli anziani e i diabetici.

Una “rivoluzione” in grado di migliorare la qualità della vita di milioni di pazienti, rappresentati nell’incontro milanese dalla dr.ssa Anna Maria Biancifiori, presidente del CAPE  Comitato Associazioni Pazienti Endocrini, che ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra Società Scientifiche, aziende e pazienti nel favorire una corretta informazione e l’accesso a percorsi terapeutici innovativi.