Parlando di malattie della tiroide, sappiamo che le donne ne sono molto più colpite rispetto agli uomini: quasi il 10% sviluppa infatti un disturbo alla tiroide durante la sua vita, più frequentemente dopo una gravidanza.

L’ipotiroidismola più diffusa di queste malattie, interessa il genere femminile in misura 10 volte superiore a quello maschile, e anche la tiroidite di Hashimoto è da 3 a 5 volte più frequente nelle donne.
In generale, il solo ipotiroidismo colpisce il 5% della popolazione italiana, una percentuale, ad esempio, quasi identica a quella dei diabetici.
Altre patologie, tra cui l’ipertiroidismo, cioè un’iperfunzionalità della tiroide, sono diffuse in circa l’1-2% della popolazione.

Un problema di rilievo nel nostro Paese è inoltre rappresentato dalla patologia nodulare tiroidea, causata dallo scarso apporto iodico, e che può avere una prevalenza che oscilla tra il 15 e il 20%, ma con picchi del 40% nelle zone iodio-carenti come quelle di montagna.

Anche se non sono disponibili dati epidemiologici dettagliati, diverse indagini suggeriscono comunque che in totale circa 6 milioni di persone in Italia (massima diffusione nella fascia d’età 55-64 anni) sarebbero affette da una malattia della tiroide caratterizzata da alterazioni nella sintesi di ormone tiroideo.
Un’ampia fascia di popolazione, dunque, che deve seguire una terapia sostitutiva cronica con levotiroxina sodica, l’ormone sintetico della tiroide.

A questo proposito, gli esperti hanno evidenziato però che circa il 40% dei pazienti ha problemi di aderenza alla terapia e risulta insufficientemente o eccessivamente trattato, con conseguente insoddisfazione dei risultati raggiunti in termini di qualità della vita. Le difficoltà nascono principalmente dalla calibrazione del dosaggio delle classiche compresse, che può essere influenzata da diversi fattori legati all’assorbimento e alla disponibilità del farmaco, quali l’interazione con cibi, bevande e altri farmaci responsabili dell’alterazione dell’acidità gastrica.

Su questo fronte i problemi oggi si possono risolvere grazie alla diffusione delle formulazioni liquide di levotiroxina in soluzione orale, oggetto di recentissimi studi, il cui assorbimento risulta più rapido, stabile e riproducibile.
Oltre a garantire maggiore efficacia terapeutica, questo comporta, nella quotidianità dei pazienti, il grande beneficio di non dover più aspettare 30 minuti per fare colazione dopo l’assunzione del farmaco al mattino, a tutto vantaggio dell’aderenza terapeutica.
Un dato tuttavia da sottolineare, riguarda la scarsa consapevolezza generale delle malattie della tiroide nel nostro Paese e dell’importanza di una diagnosi e di un trattamento precoce. In base a un’indagine Doxa del 2014, se l’ipotiroidismo è, secondo la metà degli italiani, una malattia facile da riconoscere, poi in realtà viene diagnosticato spesso con molto ritardo. Le ragioni? Ai primi sintomi si pensa quasi sempre ad altre malattie, e ben il 70% delle persone ha dichiarato di non aver mai fatto un controllo della funzionalità tiroidea.

 

Fonti Brancato et al., Endocrine Practice 2014; Cappelli et al., Eur J Endocrinol 2014; Vita et al., Endocrine 2013; Colucci P et al,., The Drug Monit 2011; Indagine DOXA 2014 L’ipotiroidismo nel vissuto del paziente

Ultimo aggiornamento 13/01/2016