La Dott.ssa Sandra Lorenzi, Specialista in Dermatologia dell’Istituto Dermatologico Europeo di Milano chiarisce il legame tra buon funzionamento della tiroide e salute dei capelli e degli annessi cutanei.

Che messaggio si può dare, soprattutto alle donne, riguardo al legame tra tiroide, pelle e capelli?

Tutte le patologie che causano una disfunzione della tiroide, sia come ridotta sia come eccessiva funzionalità, si traducono in un’alterazione principalmente dei capelli, ma anche della pelle e degli annessi cutanei, come peli e unghie. Questa stretta correlazione dipende dal fatto che la tiroxina, l’ormone prodotto dalla tiroide, svolge un ruolo essenziale sull’Epidermal Growth Factor (EGF), il fattore di crescita di peli e capelli, la cosiddetta fase anagen, così qualsiasi alterazione a carico degli ormoni tiroidei si traduce in un danno – acuto o cronico – a livello degli annessi peliferi. Nell’abito delle malattie autoimmuni, come la tiroidite di Hashimoto, rientrano invece alcune patologie molto più complesse, ad esempio l’alopecia areata, che nelle forme più gravi determina la caduta di ogni tipo di annesso pilifero, quindi anche di ciglia e sopracciglia e di tutti i peli della superficie corporea, definita perciò alopecia areata universale.

Che difficoltà si presentano nell’individuare correttamente la causa della caduta?

Molto spesso le disfunzioni tiroidee che determinano la perdita dei capelli sono forme di ipotiroidismo sub-clinico, asintomatiche, con valori ormonali solo leggermente alterati, perciò diventa difficile collegare le due cose. Spesso i pazienti si rivolgono a noi lamentando una caduta di capelli diffusa e cronica, quella che noi definiamo come telogen effluvium cronico, o anche altri sintomi come secchezza del cuoio capelluto, senza in realtà pensare che possa esistere una correlazione diretta con la tiroide.
Con un quadro clinico di questo genere spetta a noi Dermatologi indagare la funzionalità tiroidea, e nel caso di alterazioni, indirizzare il paziente da un endocrinologo per impostare una terapia. A volte in questi casi nascono delle difficoltà, dovute al fatto che lo Specialista generalmente prescrive la terapia ormonale sostitutiva solo se l’ipotiroidismo è conclamato, ma nel frattempo il paziente si trova in una condizione di disagio.
Diverso il caso in cui il medico si trova di fronte a un caso di alopecia areata franca. Trattandosi di una patologia autoimmune potrebbe essere associata ad altre malattie dello stesso genere, come la vitiligine o la dermatite atopica, e il disordine immunitario potrebbe coinvolgere diversi organi, tiroide compresa. Ciascun Specialista deve perciò in questi casi impostare la terapia per la sua area di competenza, ma non è detto che il trattamento della tiroide porti necessariamente a un miglioramento dell’alopecia areata.

sezionepelle

E per l’alopecia areata qual è l’approccio terapeutico più corretto da seguire?

Nel caso dell’alopecia gli anticorpi attaccano i bulbi piliferi, ma fortunatamente senza distruggerli, così i sintomi possono scomparire se si risolve il problema immunitario.
L’approccio terapeutico è in ogni caso differente a seconda della gravità e dell’età del paziente. Trattandosi di una malattia autoimmune, con un’azione legata a un processo infiammatorio, si va dall’utilizzo di antinfiammatori topici, in particolare cortisone, fino a impostazioni terapeutiche più complesse, soprattutto quando ci si trova di fronte a forme universali, costituite da terapie steroidee sistemiche, oppure da trattamenti sensibilizzanti.

In cosa consiste la terapia sensibilizzante?

È un trattamento piuttosto particolare, rivolto a indurre una dermatite allergica da contatto, da parte di una sostanza creata in laboratorio e che non esiste in natura, e che richiama una risposta immunitaria in grado di “distrarre” gli anticorpi. In pratica questi ultimi non sono più attratti dai capelli, ma si rivolgono esclusivamente verso questa sostanza.
Purtroppo però l’alopecia areata è una patologia estremamente variabile, sia per il tipo di andamento sia per il tipo di risposta terapeutica, così non esiste la certezza di una risposta immunitaria favorevole nei confronti dei capelli.

Con quale livello di apprensione viene affrontato dai pazienti il percorso terapeutico?

Tutte le patologie che riguardano il cuoio capelluto e generano un aumento della caduta dei capelli, indipendentemente dal sesso e dall’età, presentano sempre un forte impatto emotivo. Sono condizioni cliniche che agitano, mettono in uno stato di ansia, soprattutto perché il problema è visibile agli occhi degli altri, e per questo è necessario che il medico affronti anche gli aspetti psicologici, rassicurando il paziente.
Fortunatamente, nella maggior parte delle situazioni, soprattutto quando ci troviamo di fronte a forme di telogen effluvium o anche di telogen effluvium acuto – nelle quali il paziente può perdere anche 200-300 capelli al giorno – le alterazioni sono risolvibili, sia monitorando la funzionalità tiroidea, sia valutando altri parametri, come il ferro e la ferritina, estremamente importanti perché entrano nella costituzione della guaina pilifera. Una volta effettuati gli accertamenti, in collaborazione con l’endocrinologo, se emerge una patologia tiroidea, la si corregge con la terapia adeguata, e in quel caso dovrebbero rientrare anche i problemi ai capelli.
Più complesso il discorso per le malattie autoimmuni, come l’alopecia areata, ma anche in questo caso, soprattutto nelle forme lievi, si possono innestare dei protocolli terapeutici risolutivi del quadro clinico. Questo va sempre detto al paziente, così da tranquillizzarlo ed evitare una situazione di stress che potrebbe peggiorare i sintomi.

Oltre all’alopecia areata, quali altre patologie dermatologiche possono essere correlate alla disfunzione tiroidea?

La tiroide è, come detto, un organo, estremamente importante per il nostro assetto cutaneo, ed esistono diversi studi che mettono in correlazione disfunzioni tiroidee e problemi dermatologici. Ad esempio all’ipertiroidismo può essere associato il mixedema pretibiale, con un ispessimento della cute degli arti inferiori, che assume un aspetto a “buccia d’arancia” dovuto alla proliferazione a livello dermico dei fibroblasti (cellule normalmente situate negli strati intermedi della pelle). Oppure fenomeni di onicolisi, cioè di distacco della lamina ungueale, o ancora il cosiddetto “digital clubbing”, ovvero l’ingrossamento delle dita che assumono un aspetto tipico a “bacchetta di tamburo”.
Nei casi di ipotiroidismo generalmente si ha un rallentamento della funzionalità cutanea, con condizioni caratterizzate da pallore cutaneo, da macroglossia (ingrossamento della lingua), secchezza della pelle (xerosi cutanea) e dei capelli, edema periorbitale (gonfiore oculare).
Infine, anche la vitiligine è una patologia autoimmune che può essere associata a condizioni di iper o ipotiroidismo, così come l’alopecia areata.

Ultimo aggiornamento 29/06/2016