La terapia ormonale sostitutiva serve a bilanciare le carenze ormonali causate da ipotiroidismo, cioè dalla ridotta attività della ghiandola tiroidea. Il raggiungimento di questo obiettivo può essere monitorato attraverso il mantenimento di corretti livelli dell’ormone TSH, preposto a stimolare la produzione da parte della tiroide degli ormoni T4 e T3.

I pazienti devono proseguire il trattamento per tutto il corso della loro vita ma, per la massima efficacia, la strada intrapresa dalla medicina è quella della massima personalizzazione possibile.

Illustrare meglio la fisiopatologia degli ormoni tiroidei è però fondamentale per comprendere la personalizzazione della terapia.
La T3 è l’ormone attivo, mentre la T4 è una sorta di pro-ormone. La tiroide produce soprattutto T4 (T3 per il 20% circa) e la gran parte della T3 deriva dalla conversione nei tessuti periferici della T4 in T3 a opera di enzimi che si chiamano desiodasi. Tutti i tessuti sono dotati di desiodasi e sono in grado di svolgere questa operazione di conversione.

Dalla conoscenza di questa base fisiologica e dal tentativo di “mimarla”, è nata la terapia sostitutiva che prevede la sola somministrazione di T4 (levotiroxina), visto che ognuno di noi possiede nei suoi tessuti periferici quel sistema enzimatico che gli permette di ottenere un’adeguata concentrazione di T3.

Il trattamento con T4 è più semplice, perché avendo una vita di 7 giorni potrebbe essere somministrato anche settimanalmente, al contrario della T3 che ha una vita molto breve – 12/24 ore – e andrebbe assunto almeno 2 volte al giorno per mantenere livelli adeguati. In genere la dose necessaria di T4 viene assunta giornalmente.

In alcuni pazienti, però, succede che la somministrazione di T4 non riesca a riprodurre perfettamente la situazione metabolica di un soggetto normale, così è necessario ottimizzare la terapia sostitutiva modellandola sulle esigenze del singolo paziente. Le possibili strade da seguire sono due: somministrare associazione di T3 e T4, oppure creare analoghi degli ormoni tiroidei, cioè molecole che hanno l’effetto della tiroxina, ma in cui viene personalizzata la farmaco-dinamica per raggiungere certi obiettivi specifici. Oggi è concretamente possibile instaurare una terapia combinata, mentre lo sviluppo di analoghi degli ormoni tiroidei è ancora in una fase sperimentale.