È ormai dimostrato come la salute dei tessuti ossei sia fortemente influenzata dall’azione degli ormoni tiroidei, e come eventuali eccessi o carenze di questi ultimi possano avere serie conseguenze nell’invecchiamento. Un’esperienza italiana dà nuovi, importanti contributi su questo tema.

L’aumento della fragilità ossea nei pazienti anziani con alterata funzionalità tiroidea evidenzia l’importanza di una terapia personalizzata nei dosaggi di levotiroxina: sono questi i punti chiave dell’approfondimento, pubblicato su JGG – Journal of Gerontology and Geriatrics, dal Prof. Mario Barbagallo e la Dott.ssa Ligia Juliana Dominguez (Specialisti in osteoporosi dell’Unità di Geriatria presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Palermo).

È importante partire da come (nei primi mesi di gravidanza) il feto, non avendo ancora sviluppato una tiroide funzionante, dipenda esclusivamente dagli ormoni tiroidei materni. Pertanto durante la vita fetale e negli anni della prima giovinezza, la carenza di ormoni tiroidei è responsabile di gravi e irreversibili alterazioni dello sviluppo somatico (ritmo di crescita lento o nanismo ipofisario) e dello sviluppo cerebrale (cretinismo); nell’adolescente, inoltre, l’ipotiroidismo può causare un ritardo nello sviluppo sessuale.

Anziani più a rischio disfunzioni tiroidee

È stato stimato come le disfunzioni tiroidee rappresentino le malattie endocrine di maggior riscontro diagnostico tra i 50 e i 60 anni, con prevalenza di quadri clinici di ipotiroidismo (2-7%) rispetto all’ipertiroidismo (0,5-2%).
Questo accade perché con l’avanzare dell’età, la tiroide subisce delle modificazioni di ordine strutturale e funzionale che rendono il soggetto anziano più predisposto a disturbi tiroidei rispetto all’adolescente.

Ipertiroidismo e apparato scheletrico

I meccanismi alla base del legame tra ormoni tiroidei e salute ossea non sono ancora del tutto chiari, ma ciò che risulta evidente sono gli effetti dell’ipertiroidismo sull’apparato scheletrico, responsabile di un’osteoporosi secondaria con conseguente fragilità ossea specialmente nelle donne in post-menopausa.
Il tessuto osseo può essere definito un tessuto vivo perché quotidianamente va incontro ad un processo di rimodellamento grazie al quale tessuto osseo più vecchio viene riassorbito per essere sostituito da tessuto osseo più giovane.

Ipotiroidismo e maggior rischio di fratture ossee

In caso d’ipertiroidismo (o tireotossicosi) si assiste ad un’accelerazione del metabolismo osseo causato dalla produzione eccessiva di T3 e T4 e una produzione bassa di TSH con conseguente aumento del turnover osseo. Il risultato è che ad una distruzione eccessiva di tessuto osseo corrisponde una produzione di nuovo tessuto molto ridotta, così che non c’è più equilibrio tra osso distrutto ed osso appena formato. All’analisi strumentale lo scheletro appare poroso con riduzione della massa ossea e soggetto ad un maggiore rischio di fratture.
Il problema presenta una maggiore rilevanza nella popolazione anziana perché, come evidenziato da alcuni studi effettuati in aree povere di iodio, la presenza di gozzo multinodulare tossico è frequente negli over 55, e con l’avanzare dell’età questo problema può portare a ipertiroidismo.

L’importanza di una terapia ormonale personalizzata

Un altro aspetto molto importante che i due specialisti evidenziano a riguardo, è quello degli effetti sull’osso – oltre che sul cuore – della terapia ormonale utilizzata per regolare l’attività della tiroide e ridurre le recidive in caso di carcinoma tiroideo.
Per minimizzare il rischio di osteoporosi, soprattutto nelle donne anziane, risulta decisiva l’importanza di una terapia personalizzata nei dosaggi di levotiroxina, che vanno adattati, in base alla gravità di malattia e alla probabilità di recidiva.

Terapia liquida: più precisa, più pratica

Quindi, nei pazienti anziani con ipotiroidismo, la terapia sostitutiva con levotiroxina dovrebbe essere regolarmente monitorata e “aggiustata” per evitare l’eccessivo innalzamento dei livelli ormonali. Garantirne valori ottimali aiuta a prevenire i problemi ossei. Per questo motivo le nuove formulazioni liquide e in capsule molli garantiscono il risultato terapeutico ottimale, permettendo la massima versatilità nei dosaggi e così garantendo la perfetta calibrazione della terapia per l’ipotiroidismo. Tali formulazioni permettono una maggiore aderenza alla terapia, in quanto molto pratiche da assumere , ma soprattutto garantiscono una regolazione della terapia estremamente precisa e personalizzata, grazie all’ampia gamma di dosaggi disponibili.
Negli anziani quindi, la personalizzazione terapeutica è un aspetto fondamentale, in quanto alcuni sintomi correlati ai disturbi tiroidei potrebbero venire riconosciuti in ritardo, perché attribuiti al normale processo di invecchiamento. Il trattamento di queste patologie necessita di particolare attenzione in questa fascia di età a causa dell’elevato rischio di complicanze quali – oltre alla perdita di massa ossea – aritmie cardiache e declino cognitivo.


L’articolo
L. J. Dominguez, M. Barbagallo – Official Journal of the Italian Society of Gerontology and Geriatrics – 2016;64:81-91: Fratture da fragilità ossea in pazienti in età avanzata con alterata funzionalità tiroidea.

Ultimo aggiornamento: 26/04/2017