Il tema al centro dell’evento “Tiroide 2.0”, live streaming che ha raccolto professionisti della comunicazione digitale, Medici Specialisti e pubblico della rete
Perché scrivere a un medico on line? Quali sono i sintomi che i pazienti riferiscono? E quale il dialogo con lo specialista?

Con questo obiettivo sono state analizzate le migliaia di domande pervenute negli anni al servizio “L’Esperto Risponde” di Tiroide.com: ne è nata una ricerca, “Il vissuto della Tiroide”, di Cristina Cenci, antropologa ed Esperta di Medicina Narrativa, che è stata presentata nell’ambito dell’iniziativa Tiroide 2.0 (guarda il video), l’evento live che ha coinvolto Esperti di tiroide e utenti, in dialogo diretto via WhatsApp e Twitter.

Le protagoniste della ricerca sono le donne. “Per quanto riguarda le patologie tiroidee c’è un rapporto di otto a uno tra femmine e maschi, – dice la prof. Laura Fugazzola, Endocrinologa dell’Università degli Studi di Milano – senza contare che la donna ha bisogno di sapere tutto della propria patologia, mentre l’uomo, meno curioso, si affida completamente al medico”.

Sono stati analizzati in totale 2.243 quesiti inviati agli Endocrinologi dalle pazienti, quasi la metà delle quali di età compresa tra 31 e 50 anni e nel 73% dei casi affette da una patologia tiroidea che dà origine a sintomi spesso aspecifici e molto diversi tra loro.

Il 50% riporta almeno un sintomo tra quelli classici dei disturbi alla tiroide, come perdita o aumento di peso, stanchezza e sbalzi di umore, ma risultano piuttosto diffusi anche i problemi a pelle, unghie e capelli, così come quelli relativi alla regolarità del ciclo. Sul fronte sintomatologico, di un certo rilievo sono anche le manifestazioni di tachicardia e bradicardia e i fastidi alla gola, come abbassamenti della voce, tosse e senso di soffocamento.

“Le donne che scrivono on-line chiedono risposte chiare sui propri sintomi e hanno bisogno di una seconda opinione oltre a quella del proprio medico, – racconta Cristina Cenci – sono confuse e preoccupate sia a causa dei valori degli esami, sia per l’ansia di non riuscire a trovare la giusta terapia e il giusto dosaggio del farmaco”.

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Clicca sull’immagine per visualizzare la sintesi della ricerca.



Nello specifico, le domande riguardano soprattutto diagnosi e patologie (55%), ma una buona parte sono relative anche a cure e terapie (38%).

Proprio sulla terapia, è intervenuto a Tiroide 2.0 (guarda il video) il prof. Augusto Taccaliti, Endocrinologo dell’università Politecnica delle Marche: “Talvolta si tende erroneamente ad aumentare il dosaggio per sentirsi meglio e abbassare i valori del TSH. Si rischia così un sovradosaggio. In questo senso, le nuove formulazioni liquide a base di levotiroxina aiutano il paziente a non eccedere e a riportare il TSH entro i range”.

Le pazienti avvertono spesso una mancanza di chiarezza nel loro rapporto con il medico (ad esempio nell’interpretazione degli esami) e nutrono dubbi sull’efficacia e la correttezza della terapia prescritta.

Ancora Cristina Cenci: “Il 65% delle pazienti che hanno scritto, esprime un giudizio prevalentemente negativo sulle cure seguite. Le terapie non sembrano curare lo stare male di queste donne”.

Il prof. Efisio Puxeddu, Endocrinologo dell’Università di Perugia non ha dubbi: “Il bravo medico non è lo scienziato che sa tutto, ma quello che riesce ad instaurare una empatia con il paziente”.
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