Nel corso della nostra vita, ci capita d’inghiottire saliva, cibo, o bevande per più di 600 volte ogni giorno. Il processo della deglutizione – cioè il passaggio dei cibi e dei liquidi dalla bocca fino allo stomaco attraverso il canale che li collega (l’esofago) -, fa parte della nostra vita quotidiana e tendiamo a considerarlo un evento scontato. In realtà, si tratta di un processo molto complesso che coinvolge ben 55 muscoli diversi, alcuni volontari altri involontari, che devono funzionare e sincronizzarsi tra loro in modo ottimale perché si riesca a deglutire e, quindi a mangiare, correttamente.

Se qualcosa ogni tanto va di traverso, è normale può capitare a tutti. Se, invece, il disturbo si manifesta frequentemente, quasi durante o dopo ogni pasto, si deve accendere un campanello d’allarme. Potrebbe trattarsi di disfagia una condizione che, se sottovalutata, può avere un importante impatto sulla salute e sulla qualità della tua vita.

La disfagia è il termine medico usato per definire la difficoltà di passaggio dei cibi e delle bevande dalla bocca fino allo stomaco e se ne distinguono due tipologie:

  • disfagia oro-faringea: è la tipologia più frequente e si verifica quando l’alterazione del processo della deglutizione si verifica a livello della gola. Il cibo (solido e/o liquido) fa fatica a progredire dalla bocca alla faringe, fino ad entrare nell’esofago.
  • disfagia esofagea: questo genere di disfagia comporta invece una difficoltà di passaggio del bolo alimentare dall’esofago allo stomaco.
La disfagia può presentarsi a qualunque età, è molto frequente negli anziani e può essere provocata da un disturbo, una sindrome o una malattia che colpisce i nervi e i muscoli di lingua, bocca o gola portando a difficoltà di coordinazione e/o controllo della deglutizione. Può anche derivare da un restringimento o una compressione causata da ingrossamento o infiammazione delle strutture vicine all’esofago. Le principali cause di disfagia si possono infatti raggruppare in:
  • Cause meccaniche: quando sono presenti fattori che riducono il lume dell’esofago, per compressione o ostruzione. È questo il caso di alcuni tipi di tumori e anche dell’ingrossamento e infiammazione della tiroide.
  • Cause motorie: per alterato funzionamento dei muscoli della deglutizione in seguito a malattie sistemiche o esofagee
  • Cause neuro-muscolari: per malattie neuromuscolari e neurodegenerative, ictus, demenza.
Tutti i soggetti che manifestano difficoltà di deglutizione e, prima di tutto tosse e senso di soffocamento durante e dopo la deglutizione, i soggetti che presentano un ingrossamento livello della gola e del collo (es. della tiroide) dovrebbero riferire questi disturbi al medico, in modo da evitare l’aggravarsi del problema e la comparsa di complicazioni.

La disfagia, infatti, può comportare complicazioni anche serie. I disturbi di deglutizione possono portare, con il passare del tempo, a malnutrizione e disidratazione, ma anche a disturbi respiratori gravi e a polmoniti per l’entrata nelle vie aeree di alimenti solidi o liquidi.
La diagnosi e la cura della disfagia dovrebbe quindi essere fatta il prima possibile. Esiste un test scientificamente validato che, tramite 10 semplici domande, permette di far capire al medico se sei un soggetto a rischio, in modo che possa consigliarti a quale specialista rivolgerti per avere una diagnosi precisa (foniatra, dietologo, neurologo).

Per ridurre il rischio di complicanze, di aspirazione nelle vie respiratorie e soffocamento, potrebbe essere consigliabile e/o necessario modificare la consistenza deli alimenti, tramite l’uso di addensanti per i liquidi e adeguati trattamenti dei cibi solidi (triturazione, frullatura, ecc.). La densità dei liquidi e la consistenza degli alimenti variano in base alle esigenze individuali e alla gravità del problema. In questo caso, i professionisti più adatti a darti gli adeguati consigli alimentari sono il dietologo, il nutrizionista.